#Musica: Lang Lang alla prova delle Variazioni Goldberg di Bach: un tripudio di emozioni 

“Non è un elevato grado di intelligenza, e nemmeno l’immaginazione e non sono neppure le due cose assieme che creano un genio. Amore, amore, amore, quella è l’anima del genio.” W. A. Mozart. 

E’ tornato a Roma, lo scorso 6 dicembre, per una data unica all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dopo l’esibizione del 3 al Teatro La Scala di Milano, l’acclamatissimo pianista cinese Lang Lang, in un recital in cui ha affrontato una delle pagine più impegnative della letteratura da tastiera: le variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach. La frase attribuita a Mozart calza a pennello al pianista cinese Lang Lang, 39 anni, che dalla Cina nord-orientale è giunto alla ribalta occidentale verso la fine degli anni ’90, non ancora ventenne, diventando presto l’icona di giovani appassionati di musica e stravolgendo, con il suo carattere estroverso e comunicativo, i canoni tradizionali del pianista classico. Con 120 milioni di dischi venduti, 20 milioni di follower e concerti in tutti gli angoli del globo, Lang Lang più che un pianista e un filantropo – nel 2008 ha fondato la Lang Lang International Music Foundation finalizzata al sostegno e alla formazione dei pianisti di domani e nel 2013 è stato designato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite come Messaggero di Pace impegnato nell’educazione globale – è un’icona.  

Un genio che si è confrontato con la tastiera già all’età di tre anni, esibendosi in pubblico ancora prima di averne compiuti 5. E che da allora non l’ha mai lasciata. Un artista – il più intenso nel panorama della musica classica, come lo ha definito il NY Times – che ha unito al suo incredibile talento, amore, sacrificio e una dedizione profonda per la musica che lo hanno portato a raggiungere livelli impensabili.  

Dopo anni di costante frequentazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, seguiti da una prolungata assenza, Lang Lang è finalmente tornato ad esibirsi in Italia con un recital straordinario. 

Lo scorso lunedì, di fronte ad una sala gremita, piena di giovani, Lang Lang ha dato vita a qualcosa di intenso e commovente, con un’interpretazione personale e struggente di quella che lui stesso ha dichiarato essere la sfida più insidiosa della sua carriera, l’irraggiungibile capolavoro di tecnica compositiva di Bach, Le Variazioni Goldberg.  

Frutto di oltre 20 anni di studio e 9 di esercitazione, il risultato è stato un’esperienza unica. Lang Lang ha suonato per quasi due ore completamente abbandonato, assorto, avvolto e guidato dalle note che hanno preso vita sulla tastiera. Al termine dell’esibizione, il pianista, visibilmente emozionato, ha concesso un bis, suonando un brano cinese, in omaggio alle sue origini “fiori di gelsomino”. 

Avere il privilegio di ascoltare un pianista del suo calibro è stato un dono enorme, un tripudio di emozioni, un distacco dalla dimensione più terrena dell’esistenza. Un memento di quanto la musica sia nutrimento per l’anima. 

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