Viviane è una bella donna di 42 anni, con una figlia di pochi mesi e un forte senso di smarrimento: suo marito l’ha lasciata per un’altra, da un giorno all’altro. In una stanza pressochè vuota e piena di scatoloni ammassati, frutto di un recente trasloco, la protagonista culla sua figlia in cerca di risposte. Il suo psicoanalista è morto, ucciso a coltellate. È stata lei a ucciderlo? O ha solo perso il senso delle cose? Viviane ha la sensazione di aver commesso qualcosa di terribile, ma i suoi ricordi appaiono sfocati e inafferrabili.
Al contempo, una voce narrante descrive la scena utilizzando, dapprima, la seconda persona, successivamente la prima quindi la terza, senza una specifica ragione se non quella di creare smarrimento nel lettore.
La polizia, dal canto suo, che indaga sulla morte dello psicanalista, convoca Viviane in Commissariato, come ex pazienze, perché forse è in grado di fornire informazioni utili alle indagini. Ma Viviane sa di non dover destare sospetti e durante l’interrogatorio si finge tranquilla, risponde alle domande degli agenti, li invita a chiedere conferma a sua madre… morta da oltre un decennio. Ma chi è davvero la protagonista? Una donna fino a poche settimane prima inappuntabile, con un ufficio sugli Champs-Élysées, una vita ordinata, borghese, finanche ordinaria. E ora cosa resta di lei, se non il suo nome altisonante: Viviane Élizabeth Fauville (che dà il titolo al romanzo), al contempo “regale e fragile, relitto di un’esistenza inappuntabile, della scrupolosa obbedienza alle leggi dell’abitudine e della necessità”.
Quello della scrittrice francese Julia Deck è un noir psicoanalitico breve – pubblicato in Italia da Adelphi (129pp, 12 Euro) – originale, e dalla scrittura intensa. La narrazione si contraddistingue per un costante senso di urgenza e di angoscia, come se all’improvviso dovesse accadere qualcosa di incombente… Mentre Viviane decide di condurre, a sua volta, un’indagine parallela a quella della polizia sulla morte del suo psicanalista, non è chiaro se per depistare le accuse che potrebbero pesare sulla sua testa o per far luce sull’accaduto. Il tutto in una Parigi tetra e sconosciuta in cui la protagonista sprofonda in una cupa solitudine, sopraffatta dalle sue angosce, fino ad un epilogo sorprendente e inimmaginabile.
#Libri: Viviane Élizabeth Fauville, un noir originale, sospeso tra oblio e follia
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