Il nuovo romanzo di Claudio Calabrese, Il buio della quiete (413 pp., 18,50 Euro), in libreria con Solferino, è un poliziesco che combina la tensione tipica del noir con una profonda introspezione psicologica dei personaggi. Al centro della scena, l’abile ma poco ortodosso commissario Andrea Pantaleo.
Ambientato in Puglia, tra Bari e Monopoli, il buio della quiete è un thriller poliziesco ad alta suspence in cui la quiete evocata dal titolo è solo apparente, una maschera dietro cui si celano violenza e storie familiari incestuose e brutali.
La storia prende il via con il ritrovamento da parte di Giada, figlia 23enne dell’ispettore Andrea Pantaleo – un uomo dal fiuto addestrato e dai modi ruvidi – del cadavere di Ada Raisi, sua madre. Giada, già decisa ad entrare in polizia, dopo l’accaduto è ancor più determinata a seguire quella strada, chiedendo al padre di poter prendere parte alle indagini. Ben presto a quel mistero se ne aggiunge un altro e poi ancora un terzo: la scomparsa della 17enne Adelaide, figlia di un’amica di Ada, e quindi il brutale assassinio sulla spiaggia di Sara Altieri, compagna di università e grande amica di Giada, quest’ultima unico apparente filo conduttore tra i tre eventi.
Le indagini di Pantaleo, sempre affiancato dal suo vice, il fedelissimo Nicola Lomonaco, porterà presto a galla segreti inconfessabili, legami incestuosi ed episodi di violenza domestica.
Lontano dal clichè del ‘perfetto investigatore’, Andrea Pantaleo è un ‘omone’ dai modi ruvidi ma con una spiccata dimensione umana e un passato difficile da digerire – l’omicidio dei genitori, la perdita di una donna – elementi questi che lo rendono credibile ed empatico al lettore. La scrittura è asciutta, avvincente e ricca di dettagli anche se i continui salti temporali all’inizio del libro rischiano di confondere un po’ il lettore. Complessivamente, un poliziesco godibile che evidenzia come il male possa insinuarsi anche nei luoghi più inattesi.
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