Gianfrancesco Turano è un giornalista di inchiesta abituato a confrontarsi con quella fetta di società ascrivibile alla voce dei ‘non buoni’. È così che nel suo ultimo romanzo, “I buoni non esistono”, edito da SEM libri (285pp, 19 Euro), trasla la sua esperienza sul campo in un romanzo peculiare, un viaggio lucido e spietato nelle zone d’ombra dell’animo umano, dove il confine tra giusto e sbagliato è più che mai sfumato. Contraddistinto da uno stile narrativo carico di immagini metaforiche, il crime frutto di fantasia ma sicuramente alimentato da numerosi fatti di cronaca più e meno recente, non ha nulla del classico romanzo di genere.
La trama si sviluppa con un ritmo serrato e incalzante, seguendo un’indagine che si trasforma rapidamente in un labirinto di segreti, menzogne e compromessi morali, tra conti cifrati, affari e interessi del malaffare. Ogni passo avanti nella ricerca della verità svela nuovi strati di ipocrisia, dimostrando che dietro le maschere della rispettabilità si nascondono motivazioni ben lontane dalla purezza. Il protagonista Mariano Greco, è un ex poliziotto calabrese sulla sessantina costretto a lasciare il servizio in seguito a un’indagine spinosa – bloccata dall’interferenza di un potente Senatore –, e ora lavora come detective privato per l’agenzia di investigazioni Acme.
Dal carattere schifo e fortemente disilluso, Mariano è legato da una profonda amicizia ad un ex collega dei servizi, ‘Osso’, friulano trapiantato in Brianza che ora gestisce un bar a Milano, e da un sentimento di forte attrazione per la giovane figlia di lui, Arminia, detta Minni.
La narrazione prende il via quando Claudio Averardi si rivolge a Greco con un caso inquietante: il presunto omicidio di sua madre. Claudio è convinto che l’assassinio – avvenuto a Dubai – mascherato da ‘morte naturale’ sia stato architettato da suo fratello, il latitante Ranieri che vive lì da ormai quasi un decennio, e dalla sua futura moglie, tale Pupi, che punterebbe ad impadronirsi del suo patrimonio.
È così che, su richiesta di Osso, Greco partirà per Dubai accompagnato da Minni in qualità di ‘apprendista’. Tra la città emiratina, Milano, Roma e la Brianza, l’esperienza di Turano come cronista di nera emerge in ogni pagina, conferendo al racconto un realismo crudo e senza fronzoli. L’autore affronta temi scomodi come la corruzione, le fragilità del sistema giudiziario, l’ambiguità dei rapporti umani, dando vita a personaggi complessi e sfaccettati, nessuno dei quali interamente ‘buono’ o ‘cattivo’, quanto piuttosto il prodotto di scelte e circostanze che li hanno resi ciò che sono. È proprio in questa visione disillusa che il romanzo trova la sua forza.
“I buoni non esistono” è un’opera che lascia il segno – e spazio ad eventuali sequel. È un pugno nello stomaco per chi cerca certezze, ma una lettura essenziale per chi apprezza un genere capace di indagare la nostra società con onestà intellettuale, per chi crede che la verità, a volte, sia più inquietante della menzogna, e che la redenzione non sia mai un percorso semplice.
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