Spiati dalla rete

http://opinione.it/web/2015/09/22/dalessandri_web-22-09/

di Elena D’Alessandri

22 settembre 2015

Internet ha rappresentato certamente la più grande rivoluzione dell’ultimo secolo. Molti sono stati i vantaggi offerti dalla nuova piattaforma, sia in termini di tempo risparmiato – basti pensare alla rapidità con la quale si può gestire la movimentazione del proprio conto online tramite l’e-banking – sia per quanto concerne innovative possibilità di comunicazione – fare una chiamata intercontinentale aveva costi proibitivi, l’arrivo di Skype, che ha consentito video-chiamate in tutto il mondo a costo zero, ha segnato una netta linea di demarcazione tra il mondo analogico e quello digitale. Col tempo però ci si è fatti facilmente prendere la mano dal fantastico mondo connesso e, soprattutto con l’arrivo dei social network, sono state immesse grandi quantità di informazioni – spesso anche personali – al suo interno. Che questa medaglia potesse avere un suo rovescio era chiaro sin dall’inizio.

E da anni ormai si è compreso che il vero business di queste piattaforme risiede nell’advertising online e nell’accumulazione di dati necessaria alla profilazione degli utenti per offrir loro una pubblicità mirata, targettizzata. Già, perché qualsiasi cosa si faccia in rete resta in qualche modo tracciata, e i dati degli utenti vengono conservati ed accumulati per la messa a punto di profili il più possibile accurati, interessanti a scopi pubblicitari appunto. C’è chi ha deciso di cogliere la palla al balzo in questo scenario: dal mese prossimo Facebook – la piattaforma social più diffusa al mondo e il secondo player a livello di online advertising – inizierà a tracciare i dati di navigazione attraverso i pulsanti “Mi piace” e “Condividi” per offrire pubblicità mirate. L’annuncio è arrivato ufficialmente, anche se un po’ in sordina, lo scorso mercoledì 16 settembre. Che Facebook cercasse di trarre vantaggio dai tasti di condivisione, ormai diffusi su un gran numero di siti web, per collezionare dati degli utenti, è noto dal 2010.

Per esser tracciati dalla piattaforma social è sufficiente visitare una pagina web che contenga questi bottoni. Non è indispensabile cliccare sui “Mi piace” o su “Condividi”, tasto quest’ultimo che autorizza la riproduzione di un determinato contenuto sulla propria pagina, ovvero sul proprio profilo utente. I dati vengono raccolti comunque, a prescindere da queste azioni che forniscono soltanto informazioni ulteriori. Molti considerano i pulsanti Facebook innocui bottoni atti ad “esprimere” un’opinione su qualcosa. Pochi ci pensano, ma ricostruendo un profilo utente sulla base delle sue preferenze espresse attraverso “mi piace” e “condividi” è possibile ottenere una fotografia chiara e fedele del soggetto. Quei semplici bottoni spesso ci informano di gusti personali, orientamento politico, religioso… Ora, sulla base della novità che verrà presto introdotta, i dati verranno sfruttati anche a fini pubblicitari.

E’ evidente che tutto questo sollevi diverse questioni, rispetto soprattutto alla privacy, ovvero alla protezione dei dati personali. Molti gridano all’orrore, ma in realtà quest’ultimo step è soltanto un tassello aggiuntivo di una strada già intrapresa da tempo. Potrebbe essere annoverato tra gli effetti collaterali più frequenti dell’era della società interconnessa. Ma si sa, ormai se non vuoi esser tracciato devi tenerti alla larga dal mondo online. Ma se non sei online, praticamente non esisti. Un bel dilemma da risolvere.

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