Ricordando Pasolini

http://opinione.it/cultura/2015/10/31/dalessandri_cultura-31-10/

di Elena D’Alessandri

31 ottobre 2015

Pier Paolo Pasolini è stato un personaggio coraggioso, un precursore dei nostri tempi, un intellettuale audace, pungente, provocatorio e controcorrente. Pasolini era nato nel 1922 a Bologna. Pochi anni dopo nacque suo fratello Guido e la famiglia si trasferì a Casarsa, in Friuli, luogo cardine e ricorrente negli scritti del poliedrico Pier Paolo. Iniziò a scrivere versi ancora adolescente. Negli anni della guerra lavorava come maestro nella piccola scuola di Versuta. Nel 1945 la morte del fratello Guido, unitosi alle formazioni partigiane della Carnia, lasciò in lui una ferita profonda.

Negli anni successivi abbracciò il Partito Comunista e proseguì nell’insegnamento, cui si accompagnò la pubblicazione di numerosi scritti. Attento osservatore dei cambiamenti della società italiana, dal dopoguerra alla metà degli anni Settanta, suscitò numerose polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, particolarmente critici nei confronti della borghesia e della nascente società dei consumi, come anche nei confronti del Sessantotto e dei suoi protagonisti. La sua omosessualità fu la “ciliegina sulla torta” per un personaggio già particolarmente controverso e discusso, e gli valse, alla fine degli anni Quaranta, una denuncia per corruzione di minorenni e l’espulsione sia dal partito che dal mondo della scuola.

Pasolini non piaceva a tutti, o meglio non piaceva a molti. Fu poeta, scrittore, giornalista, editorialista, regista, sceneggiatore e drammaturgo. Un “ricercatore” acuto ed insolito, nella sue letture della società e nell’apertura nei confronti di “diversi” e marginali. Rimase in buona parte incompreso, anche se nella sua permanenza romana entrò in contatto con i più influenti scrittori e registi dell’epoca, da Gadda a Gregoretti, da Bertolucci a Fellini. Le numerose “ostilità” non gli impedirono di consegnarci un patrimonio letterario e cinematografico enorme, in buona parte rivalutato dopo la sua morte. Basti solo ricordare il romanzo “Ragazzi di vita”, che pose le basi per il film “Accattone” (1961), ma anche le opere successive, “Uccellacci e uccellini”, “Mamma Roma”… Il prossimo lunedì ricorreranno i 40 anni dalla sua scomparsa. Era il 2 novembre del 1975 quando, alle prime luci dell’alba, il suo corpo venne ritrovato privo di vita, percosso e travolto dalla sua stessa auto, su una spiaggia del litorale romano.

Alberto Moravia scrisse, all’indomani della sua scomparsa, che “la sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile.” In occasione della ricorrenza il ministro ai Beni e alle Attività culturali e al Turismo, Dario Franceschini, ha promosso la costituzione di una commissione tecnico-scientifica che coordini e promuova le iniziative culturali per le celebrazioni del quarantennale della scomparsa, affidandone la presidenza a Dacia Maraini. Membri della Commissione, tra gli altri, Ninetto Davoli, Walter Veltroni, Lidia Ravera.

Oggi che la riqualificazione delle periferie è uno dei temi tornati centrali nell’agenda politica, rileggere il pensiero pasoliniano risulta più significativo e importante, ha dichiarato il ministro. Ma forse quel che più ha caratterizzato Pier Paolo Pasolini è stato il suo coraggio, il coraggio di essere diverso e controcorrente. Egli ha pagato a caro prezzo la propria indipendenza, ma l’ha difesa fino alla fine. In un periodo storico in cui la battaglia per gli ideali sembra essere venuta meno, il ricordo di Pasolini potrebbe e dovrebbe imporre una importante riflessione. Oltretutto il suo messaggio di ricerca e di denuncia, appare ancora estremamente attuale.

Pasolini era un personaggio estremamente affascinante. Tra i tanti volumi scritti su di lui si suggerisce il saggio a quattro mani scritto da due raffinati intellettuali cresciuti in ambienti politici antitetici “Una lunga incomprensione. Pasolini fra destra e sinistra” (Vallecchi, 2010), di Adalberto Baldoni e del compianto Gianni Borgna, un amico e un suo appassionato studioso.

 

 

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