Menocchio, l’eretico contadino friulano: storia di un “pensiero contro”

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Giornale17.11

Dopo il passaggio ai festival di Locarno e a quello di Annecy, dove il film si è aggiudicato il premio Grand Prix du Jury, Menocchio di Alberto Fasulo– una produzione Nefertiti Film e Rai Cinema – è arrivato nelle sale italiane lo scorso 8 novembre.

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La quarta opera del regista friulano di Rumore BiancoTir e Genitori, racconta la vera storia diDomenico Scandella, detto appunto Menocchio, un mugnaio eretico nel Friuli del ‘500. La vicenda trae spunto dal saggio di Carlo Ginzburg Il Formaggio e i Vermi del 1976.

Ad interpretare Menocchio uno straordinario Marcello Martini – attore non professionista, come tutto il cast –  particolarmente convincente.

Siamo alla fine del 1500, la Chiesa è minacciata dalla Riforma Protestante e particolarmente attenta al controllo delle coscienze.

Menocchio è solo un vecchio mugnaio che ha imparato a leggere e a scrivere da autodidatta. Ed è proprio grazie a quella cultura, fatta dei pochi libri che ha in casa, che si è liberato dalla schiavitù del pensiero dominante dando vita un suo pensiero critico, indipendente dai dettami del tempo.

Scandella vive in un piccolo villaggio del Friuli, con moglie e figli e ha le sue idee sulla religione, come sulla Chiesa, che vorrebbe povera, francescana. E’ questo che fa di Menocchio un eretico da processare e condannare, come accadrà in effetti a seguito di un lungo processo.

Fasulo, con Menocchio, dà volto ad uno dei tanti personaggi minori, dimenticati dalla storia, ergendolo a simbolo di chi lotta ogni giorno per i propri diritti. Le atmosfere sono buie, per gran parte del film. La musica è quasi totalmente assente, la fotografia scarna.

La cinepresa di Fasulo segue Menocchio per tutto il racconto, inquadrando spesso i dettagli del suo volto rugoso, con lo sguardo sempre sospeso tra finzione e documentario.

Un cinema della sobrietà, che, nonostante l’ambientazione nel 1500, rimanda al neorealismo di Rossellini, per non dimenticare chi ha combattuto per affermare il proprio “pensiero contro”.

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