Roberto Herlitzka il folle che si finge pazzo

pubblicato su Il Giornale Off

Dal 25 febbraio e fino all’8 marzo il piccolo Teatro Basilica di Roma, che sorge a pochi passi dalla Basilica di San Giovanni in Laterano da cui prende il nome, ospita in prima assoluta l’Enrico IV di Pirandello, per la regia di Antonio Calenda con, protagonista, Roberto Herlitzka. Un binomio, quello tra Herlitzka, un gigante da palcoscenico, un attore intramontabile nonostante i suoi 83 anni, e il regista Calenda, inaugurato più di mezzo secolo fa, nel lontano ’69 con “Coriolano” e proseguito con un altro capolavoro shakespeariano, il “Re Lear”, nel 2004.

Herlitzka è Enrico IV di Franconia, o almeno, da 18 anni crede di esserlo. 4 attori vengono chiamati a recitare il ruolo dei suoi servitori e consiglieri, incuriositi e al contempo intimoriti dall’anziano, irascibile, pazzo.

La trama pirandelliana è nota: in occasione del carnevale, viene organizzata una cavalcata in costume alla quale prendono parte un nobile del primo ‘900 – che si traveste da Enrico IV di Franconia – Matilde Spina (Daniela Giovannetti), la donna di cui è innamorato e il suo rivale in amore, il barone Belcredi (Armando De Ceccon).

Quest’ultimo disarciona Enrico IV che, battendo la testa, rimane imprigionato nel personaggio che incarna, convincendosi di essere davvero l’imperatore di Franconia. Negli anni che seguono Matilde si legherà a Belcredi. Dopo 12 anni dall’incidente Enrico torna in sé, continuando tuttavia a fingersi pazzo agli occhi degli altri, per non affrontare il dolore dell’amore perduto.

A 18 anni dall’infausto giorno, Matilde e Belcredi tornano a palazzo in compagnia di uno psichiatra incuriosito dalla strana forma di follia che accompagna Enrico IV: il medico è convinto che rimettendo in scena la stessa situazione di quasi un ventennio prima, l’uomo possa liberarsi e rinsavire.

Questa volta Enrico IV – il folle che si finge pazzo – sguaina la spada euccide l’antico rivale e per sfuggire alle conseguenze del suo gesto, decide di proseguire la ‘recita’, fingendosi pazzo per sempre.

Il classico pirandelliano pone diversi interrogativi e probabilmente la chiave di volta di questa piéce – che contempla con sapienza dramma e ironia – sta nelle maschere che girano intorno a Enrico IV, che ne indossa diverse, sollevando inquietanti quesiti su chi sia il vero pazzo tra tutti e chi davvero invece dica la verità.

“Mettendo sul capo di Roberto Herlitzka la corona del re pazzo – ha dichiarato Antonio Calenda – gli affido il bastone del rabdomante, perché possa rivelarci senza paura fino a che punto il mondo ha saputo convivere con la propria follia, fino a farla coincidere con il pensiero dominante, erigendo sullipocrisia e sul consenso i pilastri di questa nostra società”.

Uno spettacolo che mostra tutta la sua attualità in un momento di smarrimento sociale, in cui le maschere tanto care a Pirandello mettono in luce i tanti volti della nostra contemporaneità. Uno spettacolo simbolico e dirompente!

L’interpretazione di Herlitzka è – come sempre del resto – veramente notevole. Chi meglio di lui avrebbe potuto rendere le tante sfumature di quel personaggio tanto caro a Giorgio Albertazzi? Bravi anche i comprimari. La scenografia è essenziale: un allestimento più ricco in un teatro più grande avrebbe fornito degli elementi in più di indiscusso appeal. Resta tuttavia uno spettacolo da vedere assolutamente!

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