#Libri: La pazienza delle tracce

“Simon è seduto in cucina, da solo. Ha appena raccolto le due parti di una vecchia ciotola blu. Una in ogni mano. La ciotola è caduta inavvertitamente. Gli è sfuggita di mano. Ora guarda dalla finestra. Le due metà non pesano allo stesso modo. Si può giocare una vita intera su qualcosa di rotto. Ne sa qualcosa lui”.

Simon Lhumain è uno psicanalista, un uomo metodico, uno che per abitudine ascolta gli altri mettendo a tacere la propria storia personale. Ma ecco che quando una ciotola si rompe – la sua ciotola del mattino, utilizzata da tempo immemore, quella del primo caffè – alla sua porta bussa prepotentemente un appuntamento non più rinviabile: quello con sé stesso. È così che Simon decide di partire, senza una data di ritorno, lasciando la sua città al limitare dell’oceano, così densa di trascorsi e ricordi della sua giovinezza, e le vite dei suoi pazienti che con indulgenza aveva ascoltato così a lungo nel suo studio.

Il viaggio alla ricerca di sé stesso lo condurrà dall’altra parte del mondo, in estremo Oriente. E sarà proprio sulle isole Yaeyama, nel Paese del sol Levante, dove la vita scorre con altri ritmi, che, tra lunghe nuotate e l’accoglienza calda ma sempre discreta dei coniugi Itō, Akiko e Daisuke, riuscirà a fare i conti con quel passato doloroso, rimasto sepolto troppo a lungo e che gli ha portato via sia l’amico Mathieu, sia Louise, l’amore di una vita. Simon lo sa che l’incontro con sé stesso passa sempre attraverso l’incontro con l’altro.

Un romanzo intimista e profondo, una scrittura scorrevole e avvolgente, da assaporare una pagina dopo l’altra. 

Un’ode ai silenzi, alla riflessione, all’acqua e alla natura. Il racconto di un viaggio, geografico, ma soprattutto interiore, di riconciliazione con il proprio passato e con sé stesso: l’unica strada per guardare al futuro con speranza, per riagguantare la propria libertà.

La pazienza delle tracce

Jeanne Benameur, 

Edizioni E/O

171pp, 17,50 Euro

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