Riflessioni notturne senza la toga: un nuovo capitolo per Guido Guerrieri

pubblicato su LeggereTutti

Leggere un nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio con protagonista l’avvocato Guido Guerrieri è, per chi segue la serie fin dagli esordi, un po’ come ritrovare un vecchio amico. In La confessione di Elsa, edito da Einaudi (176pp., 18 Euro), tuttavia, l’autore sceglie di spiazzare i lettori più legati alle dinamiche giudiziarie: niente aule di tribunale, niente arringhe o codici penali da consultare. Questa volta l’indagine si sposta interamente dentro la coscienza del protagonista.

Tutto prende le mosse da una telefonata spiazzante. Dall’Australia, il fratello Stefano – con cui i rapporti si sono sfilacciati nel corso di oltre vent’anni e le cui vite scorrono su binari opposti – fa una semplice domanda: “Come stai?”. Una crepa sottile che apre la porta a un senso di distanza incolmabile e a quel pericoloso passatempo che è il rimuginare sul passato.

A fare da catalizzatore per la svolta di quella che si preannuncia come una nottata insonne è l’Osteria del Caffellatte, una libreria-rifugio nel centro di Bari aperta solo di notte. Qui Guerrieri si imbatte, quasi per caso, nella presentazione del libro di Elsa Corsini, ex docente di filosofia, tagliente e imprevedibile. Quella che segue è una lunga conversazione intima, un duello verbale e umano che si trasforma in una vera e propria confessione reciproca, fatta di errori, occasioni mancate e verità taciute per anni.

Il romanzo si muove con la consueta eleganza stilistica a cui Carofiglio ci ha abituati: la prosa è asciutta, misurata, intrisa di quell’ironia sottile e di quel disincanto nostalgico che rendono Guerrieri così umano. La notte barese, porosa e sospesa, funziona benissimo come palcoscenico per mettere a nudo le nostre vulnerabilità e fare i conti con i rimpianti.

Tuttavia, se da un lato si apprezza la scelta coraggiosa dell’Autore di fare “invecchiare” e riflettere il personaggio, spogliandolo della sua veste professionale per esporlo nella sua nudità emotiva, dall’altro, la narrazione a tratti rallenta un po’ troppo, ripiegando su dialoghi che a volte sembrano più esercizi di stile che scambi vivi tra persone in carne e ossa.

Un romanzo che ci lascia addosso non la risposta a un mistero legale, ma la consapevolezza che, prima che sorga il giorno e la realtà ci travolga di nuovo, c’è sempre margine per mettere in discussione le nostre certezze, abbandonare la prudenza e fare i conti con ciò che non siamo diventati.

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