Tata Emilia e un amore che diventa sacrificio

http://opinione.it/cultura/2017/03/31/dalessandri_cultura-31-03/

Emilia era solo la tata, una donna pagata per occuparsi di Walter, lavare i suoi vestiti, le lenzuola che ha bagnato fino a 13 anni, portarlo al cinema e alle giostre, prendersi cura di Rocco, il cucciolo trovato in strada e nascosto alla vista dei suoi genitori per oltre un mese.

A 17 anni Walter parte però per andare a studiare all’estero. Lei, Emilia, non è più necessaria e viene licenziata. Va via con Rocco, prima dall’anziana madre, poi dalla sorella. Nessuno però sembra felice di averla tra i piedi. Così si ritrova a vivere in strada, sotto un porticato. Un giorno di molti anni dopo, per caso Emilia incontra Walter, ormai un uomo adulto. Ha appena traslocato. Alla vista di Emilia non resiste e insiste per portarla a casa e presentarla a moglie e figlio. Sin dall’inizio l’atmosfera familiare si mostra in una sua non ben comprensibile disfunzionalità. Più che di fronte a una famiglia ci si trova infatti davanti a monadi incapaci di intessere relazioni affettive, ciascuno in buona parte chiuso e assente a se stesso e agli altri. Walter, Caroline, Leo – figlio che lei ha avuto dal precedente compagno Gabriel – hanno tutti personalità disfunzionali: lei depressa, assente, alterna momenti di affettuosità a crisi di pianto, lui un po’ sopra le righe. Leo, un adolescente ipersensibile ed emarginato dai coetanei, animato da pulsioni sessuali verso donne mature. L’amore ha per ciascuno un volto diverso: gratitudine, senso di colpa, ossessione, possesso.

Emilia è la storia di un amore asimmetrico che finisce in tragedia, di un ritratto di famiglia con segreti e identità ferite. Walter riemerge bambino dai ricordi della tata, problematico e irrisolto, in buona parte a causa all’assenza di attenzioni e affetto dei genitori. Una volta adulto vuole mostrare all’unica donna che lo avesse realmente amato di essere stato capace di voltare pagina e costruirsi una famiglia felice, ma i frammenti del passato spargono mine su un terreno già accidentato, fatto di apparenze e sorrisi di circostanza, rimettendo tutto in discussione. La tensione aumenta, le strutture emotive dell’infanzia riaffiorano scoprendolo un uomo violento, geloso e aggressivo; quando sua moglie gli confessa di volerlo lasciare, il precario equilibrio di Walter va in frantumi, portandolo a distruggere in modo rabbioso tutto quanto aveva cercato di costruire. Emilia è anche la tragedia dell’indifferenza, un segno distintivo della nostra contemporaneità. Qualcuno può morirci affianco senza neppure accorgercene, e i recenti tragici episodi di cronaca non fanno che confermare questa desolante realtà.

Anche Emilia è a suo modo un personaggio malato: la sua vita ruota tutta intorno a Walter, che ama incondizionatamente, unica nota di colore in un’esistenza piatta e priva di affetti, tanto da farla arrivare ad assumersi la colpa dell’omicidio di Carol e offrirsi in sacrificio per lui; al tempo stesso però Emilia è madre di un uomo con il quale non ha rapporti da anni, un bambino che ha abbandonato ancora piccolo per amare il figlio di altri.

Anche se con un plot narrativo che non brilla per originalità, la tragedia della pièce di Claudio Tolcachir, regista e drammaturgo, astro della scena teatrale argentina, pone numerosi e complessi interrogativi sulla condizione umana, sui legami contrastanti, sulle apparenze familiari e sul limite cui follia ed egoismo possono spingere il singolo individuo.

Al Teatro Argentina dal 26 marzo al 23 aprile, Emilia – una produzione del Teatro di Roma – interpretato da una straordinaria Giulia Lazzarini, coadiuvata sul palco da Sergio Romano, Paolo Mazzarelli, Pia Lanciotti e Josafat Vagni, è un atto unico di un’ora e 45 minuti in cui tutti i personaggi parlano di affetto incapaci di riferirsi alla stessa cosa. Un ritmo lento, a tratti estenuante, che serve però a traghettare angosciosamente lo spettatore fino al culmine della tragedia.

(*) Per info e biglietti: Teatro di Roma

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