Aspettando Godot di Gili è lo specchio dell’uomo di oggi

http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2018/07/19/aspettano-godot-ma-ne-temono-larrivo/

Estragone: Siamo contenti. E che facciamo, ora che siamo contenti?

Vladimiro: Aspettiamo Godot.

Estragone: Già, è vero.

Aspettare cosa? Aspettare Godot è come attendere un domani che non arriva mai e di cui si ha in fondo paura. Un’attesa sempre molto vicina all’obiettivo che diventa ogni volta irrimediabilmente irraggiungibile per paura, o, forse, per noia in una spirale continua di contraddizioni. Un richiamo evidente alla condizione precaria dell’uomo contemporaneo (occidentale) proteso verso un futuro che anela, cui non è mai realmente pronto.

Aspettando Godot di Samuel Beckett, uno dei capisaldi della drammaturgia mondiale, è stato riportato in scena da Filippo Gili – dopo il successo della scorsa stagione – giovedì 18 luglio in anteprima nazionale al Giardino degli Aranci dell’Aventino, all’interno del Progetto Lunga Vita Festival, ospitato dall’Accademia Nazionale di Danza.

E’ il paradigma massimo di un ponte costante, questo testo; che come nessun’altra opera rappresenta lo ‘statuto opaco’ della contemporaneità”, ha scritto Gili nelle note di regia.

Giorgio Colangeli e Paolo Briguglia sono, rispettivamente, un Vladimiro e un Estragone d’eccezione. Al loro fianco, Riccardo De Filippis e Giancarlo Nicoletti prestano voce e corpo a Pozzo e Lucky (una curiosa coppia di padrone e servo), mentre Pietro Marone è il discreto messaggero di Godot, che ogni volta interviene per comunicare il non arrivo, almeno per quel giorno, del Signor Godot.

I personaggi offrono frammenti e dialoghi di vita reale in un paesaggio immaginario, desolato – dove esiste solo un ramo d’albero sospeso – confrontando le rispettive ansie e il proprio senso di solitudine. Passano le ore discorrendo di tutto e niente, litigando, discutendo e pensando quasi di separarsi, ma ricominciando di volta in volta come la precedente, tornando ad aspettare.

Aspettano Godot ma ne temono l’arrivo, anche se al contempo strumentalizzano l’attesa per ammazzare il tempo in una sorta di autoinganno.

Una rappresentazione convincente di uno dei più importanti testi del teatro contemporaneo.

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