#Libri: ‘Finta pelle’, un romanzo tagliente su dipendenze e solitudine

“Cerco una donna che come me è arrivata a fine corsa e vuole farsi un ultimo giro di giostra per poi lasciare la fiera per sempre. Andarsene così. Ale 67”

Saverio Fattori con “Finta pelle”, in libreria con Marsilio dal 21 maggio (217pp, 16 Euro), ci trascina nella desolazione di tre storie, nella provincia italiana del nord Italia, nelle vite al capolinea di un uomo e due donne. Ale67 – o almeno così si fa chiamare in un sito d’incontri erotici – è un ex eroinomane, un sopravvissuto agli anni ‘80: “La trasgressione prevede una consapevolezza della morte, altrimenti non vale… Per noi eroina e morte non erano parenti. Per i grandi sì, per questo ci guardavano storto gli omarelli che giocavano a carte e iniziavano a sentirselo addosso l’odore della Mietitrice; non capivano come potessimo andarcela a cercare noi, così in netto anticipo.”

Non si era potuto sottrarre tuttavia all’incontro con la morte, quella degli altri però. Aveva visto andarsene Angela, sua sorella, per una malattia rara, e alcuni amici per overdose.

Sfuggito all’eroina, non aveva potuto sottrarsi ad altre forme di dipendenza: l’erotismo, tra queste. Era così giunto ‘al sito’.

Al suo messaggio disperato aveva risposto Delphi70, Tiziana, un’impiegata dalla vita normale, due figli e un marito, Paolo, di cui scopre il lato più oscuro: la masturbazione mentre guarda video di donne violentate da uomini in divisa. E’ così che decide di entrare nel sito, aiutata da Carla, un’operaia della sua stessa azienda, una vedova che ha scelto di non legarsi più, preferendo il sesso occasionale con sconosciuti.

Così i due si incontrano in un parcheggio, nei pressi dell’uscita Modena Sud. Il loro è solo sesso, muto, perché il corpo è ormai l’unica cosa che hanno da offrire.

Finta pelle è un racconto a due voci che si alternano nel racconto e nei ricordi, una fotografia dura, tagliente, limpida e profondamente attuale delle dipendenze di ieri e di oggi nelle quali convivono intrappolate esistenze alla deriva, accomunate da una disperazione lacerante e da una profonda solitudine.

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