#Libri: Distopico e visionario il nuovo romanzo di Irene Chias:‘Fiore d’Agave, Fiore di Scimmia’

Il nuovo romanzo di Irene Chias, ambientato nella sua terra natale, la Sicilia, “Fiore d’agave, fiore di scimmia”, edito da Laurana nella collana Rimmel, in libreria dallo scorso 2 luglio (224pp, 18 Euro) è un lavoro insolito e accattivante. Con una struttura complessa, dove due livelli narrativi si intersecano e si sovrappongono, generandosi l’uno dall’altro e creando un gioco di specchi e di rimandi tra passato e presente, l’autrice ci trascina avanti e indietro tra una Sicilia arcaica e magica e l’isola attuale dove abbandono arretratezza e disoccupazione rappresentano il pane quotidiano. 

“Adelasia, Luigia e Rocca Musciaro da una parte. Adelaide, Luisa e Sant’Angelo Muxaro dall’altra, al di qua dello specchio”. 

L’autrice affida alla quarantenne Adelaide Dattilo, scrittrice di origine siciliana trasferitasi a Milano, la voce narrante. La protagonista, appassionata di fantascienza e scimmie bonobo, dopo aver pubblicato due romanzi – che il suo fidanzato non esita a giudicare ‘raccapriccianti’ – che non hanno incontrato riscontro di pubblico, viene esortata dal proprio agente, Max, a dirigersi verso qualcosa di maggiore appeal per un pubblico femminile. Nonostante le perplessità, Adelaide torna nel piccolo paese di origine di sua nonna Luisa, Sant’Angelo Muxaro, per trovare l’ispirazione giusta a dar vita alla sua storia, il suo “Romanzo femminile siciliano”, un racconto di amori, passioni e antiche tradizioni che ruota attorno alla figura della trentenne Adelasia. Ma, mentre la sua protagonista, distrutta dal tradimento del fidanzato Marco, ritrova se stessa in quella terra antica riuscendo finanche a dare risposte a un antico mistero di famiglia, Adelaide incontra lontani parenti, conosce Genova, una  donna strana e sfuggente e attende l’arrivo del fidanzato Simone. Alla realtà quasi da cartolina che emerge via via dal suo romanzo, fa da contraltare la vita reale del piccolo centro, caratterizzato da arretratezza e abbandono, incapace di offrire lavoro ai suoi abitanti, molti dei quali disoccupati. Una realtà alla deriva in cui anche la perdita di un anziano parente viene vissuta come un dramma sociale ed economico: al dolore per la scomparsa del caro si associa infatti l’ansia per il futuro, non più assicurato dalla pensione dell’anziano. La Chias non fa mai riferimento diretto ai mali endemici della sua isola, ma nel tessuto familiare rinviene un microcosmo che diventa paradigma di un modello sociale radicato, in cui emerge con forza un modello maschilista che continua a perpetrarsi nella nostra società, che permea ogni suo ambito e in cui il sessismo domina incontrastato. Del resto neppure Adelaide e Adelasia riescono a sottrarsi a questo modello nelle loro relazioni, la prima con Simone non meno che con l’arrogante agente letterario Max, la seconda con l’ex fidanzato fedifrago Marco.

Obiettivo primario dell’autrice è dunque dare voce e spazio alle donne, da sempre relegate in un angolo, quasi si trattasse di un riscatto.  Così anche Adelaide, con un ‘colpo di scena’, regala un finale inatteso – “Non credo che per questo libro avrò bisogno di un agente. Grazie di tutto. È stato bello averti al mio fianco in questa frizzante avventura” – e distopico, con il racconto ‘Io e la scimmia’, di cui lei stessa è protagonista. 

Un romanzo sorprendente e ‘visionario’ che affronta tanti temi caldi della nostra contemporaneità. 

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