Klara e il Sole: Ishiguro profondo e straziante

Una delle cose più sorprendenti di “Klara e il Sole”, primo romanzo di Kazuo Ishiguro successivo al Nobel del 2017, è il suo timing: il romanzo è uscito, infatti, in Italia, a maggio, con Einaudi (250pp, 19,50 Euro), nel mezzo della pandemia da Covid-19. La storia – ambientata in USA – vede i bambini studiare da casa con l’aiuto di tutor online; la loro crescente solitudine viene compensata da amici artificiali, gli “AA”, proprio come Klara, la protagonista del romanzo.  

Klara, nonostante sia un robot, ha capacità estremamente sviluppate tali da comprendere gli altrui sentimenti: “Credo di aver molti sentimenti …. Più osservo, più i sentimenti diventano comprensibili per me”.  

Klara e i suoi amici androidi scrutano i bambini che si fermano a guardarli al di là della vetrina del negozio in cui sono esposti, facendo congetture sulla loro età e sperando di essere scelti. Amano stare in vetrina perché da lì possono catturare meglio i raggi del sole, essenziali alla loro sopravvivenza. Un giorno la direttrice, tuttavia, retrocede Klara nel retro lasciandola piena di inquietudine all’idea di venir presto sostituita da robot di nuova generazione. Ma ecco che d’un tratto Josie, una bambina magra, pallida e claudicante, torna al negozio – come aveva promesso –convincendo sua madre a portare Klara con sè.  

Klara cerca da subito di fare del suo meglio per assistere Josie, affetta da una grave malattia.  

Il sole resta sempre sullo sfondo, considerato da Klara quasi una divinità pagana cui potersi appellare in caso di necessità. 

Ishiguro in questo romanzo narra una storia profondamente intensa e commovente giocando con il genere fantascientifico e portandolo alle sue più estreme conseguenze, senza tuttavia prefigurare scenari apocalittici. Mentre uomini e donne combattono la propria battaglia quotidiana con la vita, ciascuno con il proprio bagaglio di errori, Klara si mostra in tutta la sua purezza, ingenua, innocente e fiduciosa, non contaminata da ombre di sorta: “Le auto ci venivano incontro veloci ma i piloti non hanno mai commesso errori e sono sempre riusciti a evitarci”. Caratteristiche queste, che rendono ancora più evidenti i limiti umani di fronte alla quieta accettazione del destino da parte di Klara. 

Al contrario, gli umani vengono tratteggiati dall’autore con durezza. I bambini abbienti, definiti “lifted”, proprio come Josie, studiano a casa e sono stati potenziati per avere successo. Rispetto ad un’apparente cortesia formale sono invero antipatici, scortesi e ficcanaso. Ai “lifted” fa da contraltare Rick, vicino di Josie, che vive con la madre in una dimora modesta e non è predestinato ai college d’élite; è l’unico a mostrare una reale sensibilità, tanto da aiutare Klara nella sua missione di salvare Josie, anche se non saprà mai in cosa consista. Al di là della bontà d’animo dell’AA, una caratteristica che sembra scomparsa tra gli umani, in una società in cui invalicabile è lo spartiacque tra vincitori e perdenti, un altro tema cruciale che pervade tutto il libro è il senso di obsolescenza della vita, tanto quella umana quanto quella artificiale. Così come il padre di Josie, ex ingegnere di successo, è felice quando viene sostituito nel lavoro da alcune macchine-robot, allo stesso modo Klara avverte di aver fatto il suo tempo: “quando eravamo nuovi….”, allorché viene retrocessa nel retro del negozio, rimpiazzata in vetrina da modelli più nuovi. “Vuoi dire, papà, che sei felice di aver perso il tuo lavoro?” chiede Josie. “In un certo senso sì – risponde lui – fa tutto parte del cambiamento. Ognuno di noi deve trovare modi nuovi di vivere la propria vita”. Un romanzo denso di sfaccettature, complesso, articolato, profondo e straziante.  

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