#Libri: ‘Tutto Pasolini’, una sfida per raccontare un autore totale

“Bisogna avere il coraggio di scandalizzare. Non bisogna mai, per nessuna ragione tattica o di compromesso, adottare, di fronte all’opinione pubblica, il suo punto di vista di perbenismo borghese, non bisogna mai confondere la morale col moralismo borghese”. 

Attento osservatore della società italiana e dei suoi cambiamenti, dal secondo dopoguerra agli anni ’70, Pier Paolo Pasolini è stato senza dubbio uno degli intellettuali più prolifici del nostro tempo. Culturalmente versatile è stato scrittore, poeta, drammaturgo, ma anche regista, traduttore, romanziere. Alberto Moravia lo definì il più grande poeta del noveceto italiano, certamente tra i più importanti intellettuali di quel periodo. Memorabili le sue invettive nei confronti della borghesia, da lui definita come una classe allo sbando, annebbiata dal consumismo e dall’assenza del sacro (Teorema, del ’68, da cui venne tratto un film diretto dallo stesso Pasolini, prodotto da Franco Rossellini).

A cento anni dalla nascita – Bologna, il 5 marzo 1922 – e ormai a quasi mezzo secolo dalla sua uccisione avvenuta all’idroscalo di Ostia (sul litorale romano), il 2 novembre 1975, Gremese Editore dedica a Pasolini un volume, dal titolo “tutto Pasolini”, che in modo quasi utopistico mira a raccogliere tutta l’opera di quello che è stato considerato un ‘autore totale’. 

Il volume è una raccolta di interventi di studiosi di diversa estrazione: testimoni italiani e francesi, accademici, saggisti, critici, legati tutti tra loro da un unico fil-rouge: la comune passione per l’opera di un autore la cui importanza è andata vieppiù crescendo nel corso degli anni, anche al di là dei nostri confini, e che non accenna ad esaurirsi. 

Il risultato è un’antologia di diversi contributi che spaziano dal saggio tradizionale all’intervento più ellittico, dal testo informativo a quello più analitico. Un melting pot di interventi che l’editore ha scelto di non rendere omogeneo, tanto per il rispetto agli autori coinvolti quanto “per quel margine di aleatorietà, di insondabile verità che circonda e qualifica la vita di un autore sempre aperto alla sfida spregiudicata, alla contraddizione, all’intempestività”.  

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