“Rara” e le nuove forme di famiglia

http://opinione.it/cultura/2016/10/05/dalessandri_cultura-05-10/

Sara ha 12 anni, a prima vista una ragazzina come tante. Ha una sorella minore, Catalina. La sua vita è felice, fatta di una quotidianità spensierata divisa tra scuola, amiche e giochi. L’arrivo dell’adolescenza, l’interesse per l’altro sesso, i confronti con i suoi coetanei scateneranno in Sara contrastanti reazioni, sollevando importanti problemi.

Sara e Catalina infatti sono figlie di una coppia separata. Il padre Victor, un uomo a tratti chiuso e taciturno, ha sposato un’altra donna dalla quale non ha avuto figli. Le due sorelle però vivono con la madre che ha scelto di trascorrere la propria esistenza con un’altra donna, la veterinaria Lia. Ed è proprio questo il punto nodale della storia, la scelta omosessuale di Paula che spinge il suo ex marito a chiedere ed ottenere la custodia delle figlie ad ogni costo. Una scelta che sembra trascurare anche il desiderio delle due bambine che, nonostante momenti di aperto contrasto – soprattutto di Sara – vorrebbero restare con la madre.

Il tema delle famiglie arcobaleno, di indiscussa attualità, emerge come punto nevralgico per il dipanarsi del plot narrativo ispirato ad una storia vera, quella di una battaglia legale che un padre ha intrapreso per ottenere la custodia di sua figlia, cresciuta in una famiglia omosessuale. Un tema, questo, ancora una volta legato a doppio nodo a quello della diversità, intesa in senso lato. Diversità di costumi, di pelle, di religione, anche di amore. La diversità mette ancora in guardia, spaventa, viene vista come qualcosa da rifuggire. È così che i coetanei additano Sara perché vive con “due mamme”, è così che il padre vuole portar via le figlie a Paula, non perché sia una cattiva madre, ma semplicemente perché è una madre “diversa”.

Il film, in sala dal prossimo 13 ottobre, lungometraggio di esordio della cilena Pepa San Martín, distribuito da Nomad Film, ha già ricevuto numerosi premi ed è stato scelto come miglior film all’interno della sezione K+ Generation alla 66esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino.

Un film pieno di speranza, amore, disperazione che ci costringe a riflettere sulla famiglia, sulle sue possibili evoluzioni e su quanto ancora in genere si fatichi ad accettarle.

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