“The end of the tour”, in viaggio con Wallace

http://opinione.it/cultura/2016/02/04/dalessandri_cultura-04-02/

C’è sempre qualcuno, in qualsiasi campo, più bravo o più brillante di noi. E al quale vorremmo somigliare o, meglio, sostituirci. Ma felicità e successo non vanno quasi mai a braccetto. E spesso conquiste materiali e benessere personale sono distanti anni luce. Forse questo è il messaggio principale del film di James Ponsoldt, “The End of the Tour”, magnificamente interpretato da Jason Segel (Wallace) e Jesse Eisenberg (Lipsky).

Il film, in uscita il prossimo 11 febbraio, è basato sul libro del giornalista David Lipsky “Come diventare se stessi”. Due uomini, entrambi poco più che trentenni, si imbarcano senza conoscersi in un viaggio di cinque giorni, durante il quale emerge che ognuno di loro sta cercando di capire che posto occupare nel mondo. È il 1996 e i due protagonisti sono David Lipsky, giornalista del Rolling Stone e scrittore emergente, e David Foster Wallace, consacrato, dopo l’uscita di “Infinite Jest”, come il più brillante degli scrittori del momento, eccellente interprete della sua generazione. Lipsky, quando lavorava per il Rolling Stone, ebbe infatti la possibilità di passare con Wallace gli ultimi giorni del suo tour promozionale per il romanzo “Infinite Jest”, al fine di redigere una lunga intervista. Romanziere emergente lui stesso, era stato colpito dalle recensioni entusiastiche tributate al libro di Wallace, tanto da convincere il suo caporedattore ad affidargli l’incarico.

I due Dave trascorrono quei giorni insieme viaggiando, mangiando cibo spazzatura, vedendo programmi televisivi di terz’ordine, e scambiandosi confidenze personali, proprio come farebbero due amici qualsiasi. Ma tra loro esiste il peso del capolavoro di Wallace che fa sì che entrambi non riescano mai ad esser totalmente sinceri. Lipsky, dietro l’apparente simpatia, nasconde infatti una forte invidia per l’altro Dave, suo coetaneo ma così più bravo e intelligente. Wallace, dal canto suo, non abbassa mai la guardia, consapevole che il suo compagno di viaggio è lì per un suo personale tornaconto e non per il piacere della condivisione. Nonostante l’enorme successo, lo scrittore di Itacha è un uomo solo, schivo, fragile, con un passato popolato dai fantasmi della depressione e dell’alcolismo, spaventato dal giudizio altrui. Un uomo chiuso ma gentile, mai arrogante, che abita in un luogo sperduto del freddo Illinois, confortato solo dalla presenza di due affettuosi labrador.

Jason Segel e Jesse Eisenberg interpretano ciascuno il proprio David magistralmente, riuscendo a comunicare egregiamente persino il sospetto e la reciproca cautela che accompagna il rapporto tra i due. Il film di Ponsoldt racconta in maniera esplicita la voglia dell’intervistatore di essere intervistato e quel senso d’inferiorità che Lipsky provava nei confronti di quel quasi coetaneo così “superiore”. Verso la fine del film, della durata di poco meno di due ore, Lipsky sintetizza: “He wants more than he has. I want precisely what he already has”. Ma se per il giovane Lipsky l’obiettivo era il successo, per il famoso Wallace quel “more” era qualcosa di più intimo, di più spirituale, molto diverso da conquiste materiali e professionali, che, come lui dimostra, sono ben lontane dal garantire benessere e felicità. Due eccellenti interpreti e una sceneggiatura brillante per un ritratto poetico e toccante di un grande autore.

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