Se un anpoletano incontra un immigrato. E’ subito commedia multirazziale

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Tre registi, tre storie legate da un unico tema: il rapporto che Napoli ha con gli immigrati. E’ così che si costruisce questa commedia ad episodi, questo film corale: “Vieni a vivere a Napoli”, in uscita in sala ieri, 23 marzo, prodotto dalla Run Film e distribuito da Europictures. L’opera è una sorta di omaggio alla città partenopea, che vede ormai fondere un popolo tradizionalista a culture nuove e diverse. Un’operazione produttiva a basso costo, tre diversi sguardi sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione multi-etnica. Tre registi napoletani hanno firmato il lavoro: Guido Lombardi, che ha diretto il primo racconto “Nino e Yoyo”, Francesco Prisco “Luba” e infine Edoardo De Angelis “Magnifico Shock”.

La domanda di fondo cui i tre autori sono chiamati a rispondere è cosa succeda quando il popolo napoletano incontra culture tanto diverse.

Il primo racconto è probabilmente il più divertente e ricco di stereotipi: un portiere di mezza età, ombroso e scapolo, vive con la sorella Anna. Scansafatiche, è preoccupato che Anna perda peso: ove scendesse sotto i 100 kg le verrebbe negata la pensione di invalidità e questo lascerebbe lui, Nino, confinato per sempre nel gabbiotto d’entrata dello stabile… Intanto, per assicurarsi qualche spicciolo in più, Anna si occupa di un bimbo cinese, Chang (soprannominato da Nino, Yoyo). Quando la sorella di Nino parte per una vacanza vinta con i punti del supermercato, Nino si ritrova, scocciato, a dover badare a Chang, che si rivelerà però un’eccellente risorsa…

Nel secondo racconto un anziano malato e un po’ dispotico viene assistito da una badante ucraina, Luba (da lui chiamata Lupa!) sotto la supervisione vigile della bisbetica figlia di luiGuidoLombardi_NinoeYoyo, Carmela. Per un errore nella somministrazione dei farmaci, l’anziano ha un malore e viene portato in ospedale. Carmela non esita a licenziare Luba, stufa di far da badante o domestica, essendo stata una star dello schermo nel suo paese. E’ così che dopo aver chiesto aiuto a più persone si ritrova coinvolta in una rocambolesca situazione che inaspettatamente finisce per renderla famosa… anche in Italia.

Nel terzo racconto Amila, un giovane srilankese, viene incaricato dai proprietari del bar per cui lavora di consegnare delle colazioni presso la sede di una radio e non tornare se non dopo essersi fatto pagare! E’ così che trascorrerà una insolita giornata, appresso ad una aspirante cantante neomelodica (che non fa che infarcire frasi della parola “shock”) e al suo manager, in una Napoli ricca e ignorante, quella delle serenate e dei fastosi matrimoni…

Quel che risalta è una città sempre più variegata e multirazziale: Napoli è oggi un coacervo di mondi. Ma non lasciatevi ingannare dall’invito contenuto nel titolo: per sopravvivere serve un bel fegato!

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