Un viaggio a Bomarzo alla scoperta dei ‘mostri’

Quando il caldo torna a farsi sentire, proprio come in queste intense giornate agostane, se mare e montagna non vi attraggono, una passeggiata nell’Alto Lazio è proprio quello che può fare al caso vostro, tra borghi intrisi di fascino e storia e boschi verdeggianti nei quali immergersi nella natura. Immaginando itinerari nella Tuscia, una tappa corre d’obbligo. In provincia di Viterbo vi suggeriamo di non mancare Bomarzo, una località di modestissime dimensioni ma piena di storia e mistero, nota in tutto lo Stivale per il suo unico e suggestivo ‘Giardino dei Mostri’. Immaginate una foresta piena di occhi, una passeggiata in un tetro bosco pieno di mostri…. Tutto questo è quello che troverete in quello che viene comunemente chiamato ‘Il Giardino dei Mostri’, ma che per gli Orsini – che ne vollero la sua costruzione a metà del 1500 – era il ‘Sacro Bosco’.

Il progetto del parco fu affidato nel 1547 all’architetto Pirro Ligorio da Pier Francesco Orsini che decise di dedicarlo a sua moglie Giulia Farnese, precocemente scomparsa.

E’ così che varcando l’ingresso, contrassegnato dalla presenza di due grandi sfingi, vi troverete in una dimensione al confine tra natura ed esoterismo, realtà e fantasia. Le iscrizioni sulle statue confondono i visitatori e il percorso – contrassegnato sì da mostri, ma anche da sculture giganti e architetture impossibili – assume le sembianze di un itinerario di matrice alchemica.

Comincerete così a vagare in questo bosco di tre ettari di conifere e latifogli nel quale, ad ogni piè sospinto, spunteranno fuori statue di pietra basaltica ritraenti animali mitologici, divinità e mostri, ma anche edifici tipici del mondo classico.  A pochi passi dall’ingresso ci si imbatte nella enorme bocca spalancata di Proteo all’interno della quale i più coraggiosi potranno addentrarsi. Quindi appariranno i ‘Giganti’, efficace sintesi scultorea della lotta tra Ercole e Caco, il piazzale dei Vasi, il Teatro, la enorme statua di Cerere, il ninfeo di Venere, la Fontana di Pegaso e l’Orco, sicuramente la figura più celebre del Parco e suo simbolo: si tratta di un faccione in pietra con la bocca spalancata. Tramite alcuni gradini si può accedere al suo interno, dove le voci di coloro che vi entrano vengono amplificate e distorte, creando un effetto spaventoso.

Non mancano i leoni furiosi, il vaso gigante, il drago ed altri mostri. Distante dalle altre costruzioni, un Tempio di forma classicheggiante con statue e colonne.

Suggestiva è anche la Casa Pendente, costruita seguendo l’inclinazione del colle che la ospita e pertanto effettivamente pendente da un lato. Benchè i pavimenti siano assolutamente dritti, all’interno verrete inevitabilmente colti da una sensazione di vertigine!

Nel caso decideste di rimanere in zona per più giorni, allora non possiamo che suggerirvi un giro nel centro storico di Viterbo e una tappa a villa Lante a Bagnaia, tra i più begli esempi di giardini manieristici del XVI secolo.

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