#Cinema:Grazie a Dio

Il cattolico Alexandre (Melvil Poupard) vive a Lione con la moglie e i suoi 5 figli. Un giorno apprende per caso che il sacerdote Bernard Preynat, di cui era stato vittima quando frequentava gli scout, lavora ancora a contatto con i bambini. Risoluto ad evitare che altri subiscano le sue stesse violenze, si rivolge al Cardinal Barbarin, chiedendo che vengano presi provvedimenti nei confronti del suo molestatore. Rimanendo inascoltate le sue richieste, decide allora di rendere pubblica la denuncia contro Preynat. In questa battaglia contro l’omertà di una certa Chiesa, si uniranno François (Denis Mènochet) ed Emmanuel (Swann Arlaud), con i quali darà vita all’associazione per le vittime: La Parola Liberata, che ha individuato, ad oggi, oltre 70 vittime di abusi.

François Ozon, con “Grazie a Dio”, ripropone la spinosa questione della pedofilia nella Chiesa, traendo spunto da fatti reali: lo scandalo che travolse la diocesi di Lione, nel 2016. Ad oggi, l’inchiesta giudiziaria è ancora in corso. Sul fronte ecclesiastico, Padre Preynat  ha affrontato un processo canonico che si è concluso con le dimissioni dallo stato clericale. Nel frattempo, sul piano giudiziario, il Cardinale Barbarin, arcivescovo di Lione, è stato condannato con sentenza definitiva lo scorso 7 marzo a 6 mesi con la condizionale per omessa denuncia di maltrattamenti. Il 18 marzo successivo il Cardinale ha presentato le sue dimissionia Papa Francesco (non si ha ancora notizia delle decisioni del Pontefice).

Ozon ha voluto, ancora una volta, ricostruire fatti scabrosi in maniera asciutta e misurata. Infatti, non è la prima volta che il regista affronta temi di risonanza sociale, basti pensare a ‘Giovane e bella’ del 2013 in cui il focus era la prostituzione giovanile. Questa volta, però, si è concentrato su di un tema davvero scottante per la su attualità e gravità: il silenzio (di una parte?) della Chiesa davanti ai preti pedofili.

Il racconto di Ozon, che si dipana attraverso le vite dei tre protagonisti, con continui flashback sulla loro vituperata infanzia, è non solo e non tanto un’accusa a chi, proprio come Preynat, ha abusato di quelle giovani vite, ma soprattutto un processo a quell’Istituzione ‘intoccabile’, la Chiesa, che non ha fatto nulla contro di loro.

Uno ‘Spotlight’ in versione francese, più intimista, un racconto doloroso eappassionato – con momenti molto toccanti – su un soggetto tabù. Ma Ozon non calca la mano dando vita ad un film contro la Chiesa, anzi disegna con attenzione i personaggi: Alexandre, attento padre di famiglia che cresce i propri figli in seno al cattolicesimo, François, ateo convinto che dopo una iniziale ritrosia, diventa un battagliero capofila ed Emmanuel, un ragazzo di umile estrazione che non è stato capace di costruirsi una famiglia e porta ancora addosso i segni di quelle violenze. Il titolo “Grazie a Dio” riprende una gaffe surreale del Cardinal Barbarin, incapace di comprendere fino in fondo la sua corresponsabilità nella vicenda, che pubblicamente sostenne “Grazie a Dio questi reati sono stati prescritti”, emblematico di quella parte retriva della Chiesa che ha interesse ad uscire ‘pulita’ dall’affaire senza pensare ad estirpare il male che cresce al suo interno.

Premiato a Berlino con l’Orso d’Argento, il film esce in sala in Italia con Academy Two il prossimo 17 ottobre.

2 risposte a "#Cinema:Grazie a Dio"

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  1. No, non l’ho visto. Ma mi sento di suggerire sul tema sia Spotlight sia, un po’ più di nicchia, El Club di Pablo Larrain che affronta la questione in maniera molto diversa e che io ho personalmente apprezzato moltissimo.

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