“Il cardellino”: la discesa agli inferi del giovane Theo Decker – e dell’America

Nel corso di una visita al Metropolitan Museum la vita del tredicenne Theo Decker prende una piega tragica: una bomba esplode all’interno del museo e la madre del ragazzino muore. Per Theo, il cui padre è sparito qualche tempo prima, comincia un’odissea di espiazione che ha come centro tangibile un quadro, il ritratto di un cardellino ad opera di un pittore fiammingo del 1654. Un’odissea che comporta, per il ragazzino e per il giovane uomo che Theo diventerà, incontri fatali, ritorni inaspettati e la costruzione di un’esistenza in fuga dalla realtà, dall’autenticità artistica e soprattutto da se stesso.

Theo Decker aveva solo 13 anni quando sua madre morì in una tremenda esplosione al Metropolitan Museum di New York. Lo stava accompagnando dal preside, ma pioveva e c’era ancora tempo, così aveva proposto di fare un giro al museo. Theo era rimasto affascinato da una ragazzina dai capelli rossi accompagnata da un anziano signore e aveva preferito attendere lì anziché tornare indietro a rivedere una tela insieme a sua madre.

La sua figura che si allontana di spalle è l’ultimo frammento che conserva di lei. Poi l’esplosione, la disperazione, i morti e l’anziano che aveva visto prima che gli consegna un anello da riportare al suo socio e gli suggerisce di prendere la tela, “Il Cardellino” del fiammingo Carel Fabricius, l’opera prediletta di sua madre.

È così che si apre uno squarcio nella vita di Theo, dove il piccolo quadro rimane l’unico legame tangibile tra il prima e il dopo. “Il Cardellino” sarà il tesoro – amuleto e tormento insieme – che lo accompagnerà nella lunga odissea verso l’età adulta, insieme al senso di colpa per la morte della mamma.

“Il Cardellino” di John Crowley, adattamento del romanzo omonimo di Donna Tartt, premio Pulitzer per la letteratura nel 2014, è un film-fiume di due ore e mezzo intenso ed elegante che rimane fedele all’originale scritto. Un decalogo dei traumi, dello smarrimento e delle paure dell’America e del mondo dopo l’11 settembre.

Non era facile portare il libro, con i suoi continui salti temporali e sottintesi, al cinema. Crowley ci riesce bene, grazie all’utilizzo di un cast artistico e tecnico di grande spessore. La fotografia è curata dal premio oscar Roger Deakins (Blade Runner 2049), le scenografie da K.K. Barret (Her), il montaggio da Kelley Dixon (Breaking Bad), i costumi da Kasia Walicka Maimone (Il ponte delle spie). Le musiche sono invece di Trevor Gureckis.

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, è stato distribuito nelle sale cinematografiche statunitensi a settembre, mentre in Italia è disponibile a partire dal 6 dicembre direttamente in streaming.

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