#Libri: C’era una volta adesso, la pandemia vista con gli occhi di un bambino

“All’inizio il virus non mi stava del tutto antipatico. Gli riconoscevo il merito di aver fatto saltare la festa del mio compleanno. Mia madre l’aveva annullata nel timore che il contagio si potesse infilare dentro la ciotola dei popcorn”. 

Come una favola in chiave moderna “C’era una volta adesso” di Massimo Gramellini, edito da Longanesi, in libreria dallo scorso 3 dicembre (288pp, 16,90Euro), racconta la pandemia attraverso gli occhi di un bambino. Mattia, ormai anziano, ricorda quella strana stagione del lockdown 2020, quando a 9 anni, da un giorno all’altro, si era ritrovato rinchiuso tra le mura domestiche. La scuola d’improvviso si era trasferita nel computer, e la vita pian piano era cambiata, in modo irreversibile, ‘regalando’ anche a lui e sua sorella – l’adolescente Ross – giornate tutte uguali, senza diversivi né amici. Con l’incedere delle settimane, il Covid aveva mostrato tutta la sua virulenza, lasciando il mondo in stand-by e impedendo a Mattia finanche di andare a trovare nonna Gemma, la sua ‘mentore’, al piano di sopra, per evitare che potesse ammalarsi. 

E poi, senza preavviso, nella sua routine fatta di pasta scotta e ossessioni igieniste di mamma T’ansia, apparve lui, Andrei, il suo più grande nemico, quel padre che lo aveva abbandonato quando aveva solo tre anni. 

“Era un Andrea che la nonna aveva coniugato al condizionale per sottolineare il suo modo ipotetico di muoversi nel mondo. Indeciso a tutto, rappresentava quanto di più lontano potesse esserci dalla mia idea di supereroe. E io, di supereroi, ne avevo un bisogno disperato”. 

Eppure, nonostante la pandemia, il mondo di Mattia è un universo fantastico e pieno di avventure, popolato di paure ma anche di personaggi incredibili, di storie di ‘biscotti stellari’, streghe ed eroi del suo condominio di ringhiera. Gramellini con una rilettura della nostra difficile attualità, costruisce una fiaba moderna di buoni sentimenti e di fiducia, in cui Mattia comprenderà che diventare grandi vuol dire anche imparare a fidarsi. 

Una storia di coraggio, di rapporti difficili e di amore, un amore talvolta strano e diverso, che richiede distanza ma che non ha bisogno di un perché, essendo esso stesso il perché. 

Una lettura piacevole, ma non particolarmente accattivante. 

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