#Libri: ‘La Sete’, un affresco feroce della nostra contemporaneità

“Alle anime nere, ai cuori incatenati. Agli uomini soli, alle donne ferite. A chi cade e si rialza sempre, continuando ad avanzare nelle tenebre”. 

È questo l’incipit de “La Sete”, il nuovo romanzo di Giovanni Lucchese, in libreria dal 26 novembre scorso con D Editore, nella collana Lingue (218pp, 15,90Euro). 

In una Capitale anomica – in bilico continuo tra periferia e Tridente – si alternano le voci di un uomo e di una donna senza volto e senza nome. Lui è di mezza età, depresso e solo, una madre in fin di vita per tumore. Lei è ricca e annoiata. Entrambi sfuggono continuamente a sé stessi, alle loro emozioni e alle loro paure. Le loro giornate scorrono anonime e tutte uguali, inframmezzate a tratti da un sesso violento e sadico. Lui, colto dalla sete – un desiderio profondo, improvviso e brutale – s’imbatte in figuri di cui ignora persino il nome ma che “battezza” ora come lo schiavo, ora come l’ebreo… omosessuali repressi, incardinati in una vita all’apparenza normale che provano piacere in quegli incontri torbidi, tra sottomissioni e angherie di varia natura. Lei, al contrario, bella, ricca e potente si trascina tra le case più importanti della Roma del Tridente, circondata da un’umanità verso la quale prova il più assoluto disprezzo, shopping compulsivo e intermezzi con domestiche di diversa provenienza. Le loro vite corrono parallele – e profondamente distanti – fino a quando la morte di un uomo cui entrambi erano diversamente legati, cambia per sempre le loro vite, scoperchiando il vaso di Pandora e mettendoli faccia a faccia con loro stessi, con un passato troppo a lungo sepolto, i loro incubi più ricorrenti e le paure più spaventose. 

“Ieri notte ho ammazzato uno. È morto mentre lo scopavo, in qualche momento tra il primo colpo di cinghia che gli ho assestato e l’ultimo rantolo emesso dopo essergli venuto addosso. È stata colpa mia, semplice… Maledetta la sete mia”.

 La sete è un romanzo che racconta, attraverso la voce dei due protagonisti, deliri di un tempo senza eroi e senza sogni, di ossessioni e perversioni che ciascuno ambirebbe tener celate attraverso un linguaggio rabbioso, violento, incredibilmente esplicito e sovente volgare. Un affresco feroce della nostra contemporaneità… non per tutti però! 

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