#Libri: Uno sguardo sulla marginalità: ‘La festa del giorno dopo’, il potente romanzo di esordio di Fabrizio Vangelista

“La felicità è un colpetto andato bene. E’ una pera di roba pura, che ti sballa senza chiedere permesso, senza fronzoli, senza happy hour. C’è solo quella splendida vertigine prima del buco”. 

Milano, una casa di ringhiera, la vigilia di ferragosto. Un caldo torrido, asfissiante. Cettina, ex operaia alcolizzata e maoista, venuta dalla Calabria decenni prima in cerca di fortuna, va di casa in casa, all’interno del condominio occupato in cui abita per racimolare qualche soldo e organizzare una festa in onore dello Zingaro (Luciano), un hippy che l’indomani tornerà a casa dopo tre anni di carcere dovuti ad un errore giudiziario.  

‘La festa del giorno dopo’, romanzo di esordio del giornalista meneghino Fabrizio Vangelista, in libreria dal 25 giugno con Morellini Editore nella collana “Varianti” (240pp, 15,90 Euro), mostra senza infingimenti una Milano nascosta, dimenticata: quella della povera gente, di chi si trascina in esistenze degne di un teatrino di miserie, tra tossici, spacciatori e prostitute, tra sogni strappati e vite fallite, ben lontana dal capoluogo lombardo della moda e della finanza. 

Con il suo peregrinare all’interno di quel condominio occupato – contraddistinto da una macchia che non si asciuga neanche nelle torride giornate agostane – Cettina ci introduce ad altri personaggi di quella corte dei miracoli: Pistacchio, un rapinatore fallito, tossicodipendente, inseguito dai creditori; Angelo, lo spacciatore di quartiere, vicino agli albanesi; la ‘Libanese’, una prostituta venuta dal meridione, innamorata di un avvocato; e poi ci sono il Negro, un ragazzo di colore che sembra essere una giovane promessa del calcio; Pino la Macchia, un ex operaio che trascorre le sue giornate cercando di comprendere le origini di quell’umidità che svetta all’ingresso della corte; Piccolo Timido, un bambino vittima di un padre violento e di una madre troppo impegnata a spassarsela per prendersi cura di lui… 

Cettina ci mostra la sua vita fatta di espedienti, tenendo per sé parte del ricavato per la festa; Pistacchio è dilaniato da pesanti ricordi. Entrambi – come pure lo Zingaro – appartengono ad un mondo che non esiste più. Tutto intorno la corte prende vita, tra conflitti, amicizie e amori dei suoi occupanti. Sono tutti poveri diavoli, perdenti, superstiti, personaggi privi di speranze che cercano di sopravvivere a questa marginalità senza riscatto, incarnando ciascuno un aspetto della società contemporanea, all’ombra di quella ‘macchia’ che diventa emblema di sofferenza e mal di vivere. Con un racconto che si snoda in 24 capitoli, tanti quante le ore che separano la corte dal ritorno dello Zingaro, Vangelista ci consegna un affresco tagliente, potente e profondamente umano di vite ai margini.

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